Lei dormiva.
Supina, le braccia abbandonate lungo i fianchi, sbatteva impercettibilmente le palpebre.
Sognava.
Facendo attenzione a non inciampare nell’appannato disordine che regnava, si avvicinò al letto ed, aiutato dalla tiepida luce lunare, ammirò estasiato la dolcezza del volto rilassato di lei. Poi, timidamente appoggiato sul bordo del giaciglio, si lasciò cullare dal lento incedere di quel respiro addormentato.
Era bella, così completamente abbandonata e fiduciosa da fargli quasi provare pietà, ma lui non poteva averne, non con lei, non in quel momento.
Per un istante fu tentato di accendere la luce, così da poterla vedere meglio, così da poterla vedere, ancora. Tese il braccio, afferrò l’interruttore della piccola lampada situata sul comodino, poi si ricordò il motivo per cui si trovava li.
Con la fredda indifferenza per cui era famoso, estrasse la pistola e cercò, scrutandola a fondo, il punto migliore per poterla colpire, il punto migliore per cancellarla definitivamente dalla sua vita.
Avrebbe potuto spararle in fronte, in modo da regalarle una morte veloce e certa, ma gli doleva realizzare che quegli occhi, una volta velati di sangue, non si sarebbero aperti più. Pensò, allora, di spararle al petto, ma, ancora, l’idea del suo cuore fermo gli bloccò la mano.
Così, rimase immoto a fissarla, impotente, sentendo il desiderio che l’aveva spinto a quel momento sempre più incalzante. Non l’aveva mai amata tanto.
Si chiedeva, mentre sfiorava delicato i suoi riccioli biondi, se lei lo avrebbe mai creduto capace di quel gesto, lei che sorrideva delle sue minacce, che si burlava di chi la metteva in guardia da lui, che affermava superba di vedere qualcosa in fondo ai suoi occhi spenti. No, pur vedendolo li, con la pistola in mano, Skenk era certo che Patty avrebbe creduto in lui, che avrebbe scommesso sulla sua bontà.
Si alzò in piedi, indietreggiò dal suo cospetto e prese la mira. Mentre lei, ignara, si rigirava fra le lenzuola, caricò e poggiò l’indice sul grilletto. 
Silenziosamente, stringendo la maniglia con entrambe le mani, Skenk aprì la porta e scivolò, piano, nella camera buia.





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